FAQ

Chi è il fisioterapista? E di cosa si occupa?

 

Il fisioterapista è il professionista sanitario laureato che pratica la fisioterapia, elaborando ed attuando direttamente interventi di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori e di quelle viscerali.

Secondo profilo professionale[1], codice deontologico[2] e leggi integrative, il fisioterapista valuta e tratta i disturbi conseguenti a eventi patologici di varia natura, congeniti od acquisiti, e l'attività può essere svolta autonomamente o in collaborazione con altre figure sanitarie.

Il fisioterapista, nell'ambito delle proprie competenze e in riferimento alla diagnosi ed alle prescrizioni mediche, o anche in assenza di esse:

  • valuta il paziente ed elabora un programma di riabilitazione personalizzato volto all'individuazione ed al superamento delle problematiche del paziente, se necessario lavorando anche in équipe multidisciplinare;
  • pratica autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilita' motorie, psicomotorie e cognitive, utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali;
  • propone l'adozione di protesi ed ausili, addestra il paziente al loro uso e ne verifica l'efficacia;
  • verifica le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale.

Il fisioterapista svolge la sua attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le sue competenze professionali; attraverso la formazione complementare, integra la formazione di base nel corso della sua carriera professionale.

L'attività professionale viene svolta in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o come libero professionista.

 

 

Formazione [modifica | modifica sorgente]

In Italia si diventa fisioterapista con la Laurea in Fisioterapia, che è titolo abilitante alla professione, e che comprende l'esame di Stato.

Il dottore in Fisioterapia può proseguire gli studi universitari accedendo alla Laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie acquisendo in questo modo il titolo accademico di dottore magistrale, oppure può accedere ai master universitari di primo livello, acquisendo il titolo professionale di fisioterapista specialista.

Il dottore magistrale in fisioterapia e scienze riabilitative può proseguire gli studi universitari accedendo ai master universitari di secondo livello o ai dottorati di ricerca universitari, acquisendo il titolo accademico di dottore di ricerca.

La formazione del fisioterapista nei Paesi più avanzati è esclusivamente di tipo accademico e prevede un percorso universitario analogo per arrivare all'esercizio professionale.

In Europa è previsto un percorso accademico di base di 3, 4 o 5 anni, escludendo specializzazioni e dottorati.

Le principali materie di studio in generale sono: anatomia e fisiologia dei sistemi muscolo-scheletrico, nervoso, respiratorio, cardio-circolatorio, urogenitale; biochimica, biologia e biomeccanica; patologia di interesse fisioterapico; sviluppo motorio; chinesiologia; tecniche fisioterapiche; metodologia delle riabilitazioni e della ricerca; psicologia; psichiatria; economia e diritto; medicina legale; organizzazione aziendale; statistica; inglese scientifico.

Negli Stati Uniti d'America è previsto il titolo universitario di Doctor of Physical Therapy, dottorato che deve obbligatoriamente essere completato da un periodo di praticantato presso strutture sanitarie.

Riferimenti legislativi italiani [modifica | modifica sorgente]

Osteopata ed Osteopatia?

 

L’Osteopatia è una medicina manuale, che prevede un contatto fisico diretto e prolungato tra operatore e utente. Questo deve basarsi su un rapporto di totale fiducia, fondato sulla sicurezza e sulla qualità dell’intervento terapeutico.

Sicurezza e Qualità sono garantite dall’acquisizione delle competenze in ambito di conoscenza teorica e di abilità pratica, attraverso uno sviluppo continuo di entrambe.

La Competenza è la principale caratteristica che permette di delineare il profilo professionale dell’Osteopata.

 

Nelle pagine successive, verranno esposte brevi introduzioni circa:

  • gli ordinamenti legislativi presenti sul territorio europeo;
  • le linee guida che l’Organizzazione Mondiale della Sanità, maggior organismo di monitoraggio del servizio sanitario, ha (sta) redatto per le Medicine non Convenzionali
  • il possibile inquadramento della professione osteopatica all’interno del Servizio Sanitario Nazionale italiano.

Infine, verranno presentate, in dettaglio, le aree di competenza specifiche per la professione osteopatica, al cui interno verranno sviluppati i concetti di responsabilità, aggiornamento delle capacità pratiche e integrazione delle nozioni teoriche.

 

La stesura di tale documento ha come fonti bibliografiche:

  • “Osteopaths Act 1993”. Elizabeth II. Chapter 21.
  • “Legal status of traditional medicine and complementary/alternative medicine: a worldwide review”. World Health Organization 2001.
  • “WHO – Traditional medicine strategy 2002-2005”. World Health Organization 2002.
  • “Le linee guida per lo sviluppo dell’informazione al consumatore sull’utilizzo appropriato della medicina tradizionale, complementare e alternativa”. Organizzazione Mondiale della Sanità – Regione Lombardia 2004.
  • “The standard of Proficiency in Osteopathy 2004”. The National Council of the French Register of Osteopaths (ROF).
  • “Standard 2000 of the General Osteopathic Council”. The General Osteopathic Council (GOsC)
  • “Codice per la Professione Osteopatica. – Capitolo 4. Le Competenze”. The European Osteopathic Union (EOU) 2004.

 

1.    INTRODUZIONE

 

 

L’Osteopatia e la Medicina Occidentale non possono considerarsi divise, poiché le conoscenze sulle quali si basano sono le medesime in campo anatomico, fisiologico e patologico.

Tuttavia, l’Osteopatia conserva una propria identità, grazie a principi fondamentali che le permettono di approcciare il malato in modo autonomo, laddove non necessaria la collaborazione interdisciplinare.

Queste condizioni consentono all’osteopata professionista di rivestire un ruolo nel sistema sanitario, che lo colloca al pari di tutti quei professionisti dotati di autonomia. 

 

Sul territorio europeo diversi Stati hanno riconosciuto legalmente la Professione  Osteopatica, inquadrando l’Osteopata nel proprio servizio sanitario come figura professionale indipendente dal Dottore in Medicina e ben integrata nel sistema multidisciplinare.

  • Regno Unito: l’Atto legislativo del 1993 regolamenta la professione osteopatica, attraverso la costituzione di una corporazione (General Osteopathic Council), riservando agli operatori speciali diritti, tra cui l’uso del titolo di Osteopata a coloro che, pur non essendo medici allopatici, hanno qualifiche riconosciute e rispettano un Codice di Pratica e un Codice di Etica Professionale. 
  • Francia: l’Articolo 75 della Legge 2002-303 (4 Marzo 2002) stabilisce che il titolo di Osteopata e la professione osteopatica, sul territorio francese, è autorizzata per operatori che non sono Dottori in Medicina e soddisfano determinate condizioni di sicurezza e qualità dell’intervento terapeutico.
  • Finlandia: il decreto 564/1994, associato all’Atto legislativo 559 del 28 Giugno 1994, riconosce l’Osteopata come professionista sanitario con diritto alla diagnosi specifica neuro-muscolo-scheletrica (NMS), indipendentemente dalla qualifica di medico.
  • Svizzera: i cantoni svizzeri hanno le proprie regolamentazioni per quanto concerne la sanità pubblica e le pratiche mediche. Cinque cantoni hanno ufficializzato la pratica dell’osteopatia, con diritto alla diagnosi specifica NMS, da parte di operatori non medici. I rimanenti tollerano, anche attraverso la concessione di licenze, la pratica sul loro territorio. 

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha steso diversi documenti che trattano le linee guida per le medicine non convenzionali: lo scopo ultimo è quello di promuovere la sicurezza, l’efficacia e la qualità di intervento, di integrare le medicine non convenzionali, attraverso una politica nazionale, nel sistema sanitario e di uniformare per quanto possibile le legislazioni.

Sicurezza, efficacia e qualità sono temi importanti per l’OMS, che prevede la stesura di linee guida tecniche e specifiche per ogni medicina non convenzionale, la selezione di supporti per la ricerca clinica in materia di prevenzione, trattamento e gestione delle più comuni condizioni e patologie, il miglioramento dell’accesso alle conoscenze tecniche e alle informazioni per l’utenza.

Uno di questi documenti prevede l’identificazione dell’osteopata professionista come un operatore sanitario, non necessariamente dottore in medicina, con un alto livello di qualifica e precise competenze, anche diagnostiche specifiche nell’ambito neuro-muscolo-scheletrico.

 

In Italia non si è ancora giunti a legiferare in materia di Osteopatia e medicine non convenzionali, tuttavia è possibile definire il ruolo dell’Osteopata professionista sulla base della “Definizione delle professioni sanitarie” (Art.1, Legge 26 febbraio 1999 n.42).

Le professioni sanitarie sono classificate in due categorie: professione di ruolo sanitario, come medici, veterinari ed etc., e professione sanitaria, come infermieri, ostetrici, operatori dell’area socio-sanitaria ed etc..

La qualifica di un Osteopata prevede un iter di studio di almeno 300 crediti formativi, come avviene negli Stati esteri già citati, pari a quelli necessari per conseguire i titoli di studio delle professioni di ruolo sanitario.

Dal momento in cui lo Stato Italiano provvederà a regolamentare questa disciplina, in modo uniforme ai Paesi dell’Unione Europea con riconoscimento legale dell’Osteopatia, la qualifica e le competenze che il professionista dovrà possedere, lo porteranno a far parte di una categoria autonoma per definizione. 

 

2.    COMPETENZE

 

 

Nell’approccio terapeutico, l’Osteopata Professionista si avvale delle competenze per garantire la sicurezza del paziente e la qualità dell’operato.

Una parte delle competenze del professionista sono date dalle conoscenze e dalle abilità acquisite attraverso l’iter formativo a tempo pieno, svolto in istituti accreditati dall’autorità accademica nazionale o dall’ente accademico professionale.

Successivamente, queste competenze si consolidano nella condotta etica e professionale, e sono rafforzate da un continuo aggiornamento.

 

 

  1. COMPETENZE – ITER FORMATIVO

A - Acquisizione dei Concetti e dei Principi Osteopatici

B - acquisizione delle capacita’ palapatorie 

C - elaborazione delle linee guida d’intervento necessarie per la 

      sicurezza del paziente

D - gestione del paziente e dei relativi dati

 

 

  1. COMPETENZE – CONDOTTA

E – CONDOTTA PROFESSIONALE ED ETICA

 

 

  1. COMPETENZE – SVILUPPO DELL’AGGIORNAMENTO

F - sviluppo delle attitudini professionali, comunicative e 

      dell’aggiornamento continuo

G - gestione dei rapporti professionali interdisciplinari

H - promozione della salute

I - gestione dell’ambiente lavorativo

 

PARTE I.     COMPETENZE – ITER FORMATIVO

 

 

  1. Acquisizione dei Concetti e dei Principi Osteopatici

 

La qualità della professione osteopatica è garantita dall’acquisizione di tre concetti fondamentali:

    • la persona è presa in considerazione nella sua globalità e unicità;
    • questa globalità è data dalla relazione esistente tra le diverse strutture corporee e viene analizzata attraverso il movimento;
    • il disturbo che affligge queste strutture deve essere preso in considerazione a partire dalle cause e non solo dalle manifestazioni.

I principi osteopatici devono essere applicati in modo da:

  • ottenere, valutare e utilizzare i reperti clinici concernenti il paziente;
  • promuovere e mantenere lo stato di salute del paziente.

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

    1. la capacità di prendere decisioni cliniche sulla base dei principi e dei concetti osteopatici;
    2. la capacità di scegliere e modificare tecniche e approcci di trattamento sulla base di questi principi;
    3. la capacità di individuare, attraverso il quadro clinico, le cause e le eventuali patologie, non di competenza osteopatica, applicando questi concetti.

 

 

  1. acquisizione delle capacita’ palapatorie 

 

La Palpazione è lo strumento attraverso cui l’Osteopata individua le alterazioni strutturali e fisiologiche in tutti i livelli del corpo umano, riconoscendone la tipologia e monitorandone i cambiamenti.

La palpazione, quindi, può efficacemente essere utilizzata sia come mezzo diagnostico sia come mezzo terapeutico.

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. l’alto livello di capacità palpatoria e la sua applicazione critica al fine di una corretta valutazione terapeutica;
  2. la conoscenza delle caratteristiche palpatorie dei tessuti corporei e della loro funzionalità;
  3. l’uso selettivo della palpazione a fini diagnostici, terapeutici e di monitoraggio;

 

 

  1. elaborazione delle linee guida d’intervento necessarie per la sicurezza del paziente

 

Tra i primi obiettivi di un osteopata deve esserci la sicurezza e il benessere del paziente garantita dalla competenza in materia di pratica osteopatica.

Questa fornisce all’operatore le conoscenze di base per poter:

  • interpretare e applicare la diagnostica differenziale nel proprio ambito di azione;
  • identificare gli stadi patologici che interessano altre discipline mediche;
  • impostare le linee guida di intervento e i relativi protocolli di trattamento osteopatico.

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

    1. la capacità di raccogliere e analizzare le informazioni durante la raccolta anamnestica;
    2. la capacità di formulare e giustificare un sufficiente numero di ipotesi eziologiche;
    3. la capacità di integrare le conoscenze anatomo-funzionali, con particolare attenzione al sistema neuro-muscolo-scheletrico, sufficienti a identificare e differenziare tra strutture anatomiche normali e non, e tra processi fisiologici e non;
    4. la capacità di impostare un piano terapeutico che tenga in considerazione i propri limiti di competenza, la qualità dei tessuti del paziente, gli effetti del trattamento osteopatico e le aspettative del paziente;
    5. la capacità di individuare ed eseguire correttamente le tecniche osteopatiche più idonee, in relazione alla problematica e al paziente.

 

  1. gestione del paziente e dei relativi dati

 

L’osteopata deve essere in grado di fare continue valutazioni critiche del proprio operato e deve mantenere un approccio onesto con il paziente nel momento in cui, valutati i risultati del  proprio lavoro, decide di modificare l’intervento osteopatico. 

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. la capacità di informare il paziente, attraverso l’uso di un linguaggio semplice, circa le ragioni del trattamento, delle possibili reazioni individuali e della prognosi;
  2. l’esecuzione del trattamento solo a seguito del consenso del paziente;
  3. la capacità di giustificare la scelta e l’uso di ogni tecnica osteopatica applicata e di monitorare le reazioni individuali;
  4. la capacità di valutare le controindicazioni specifiche alle tecniche osteopatiche.

 

L’osteopata, per offrire un servizio sanitario di alta qualità, non deve interagire esclusivamente con il paziente.

Il professionista deve essere in grado di registrare accuratamente i propri risultati e, quando appropriato, scambiare informazioni con altre figure professionali in ambito sanitario. 

 

 La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. la capacità di cercare, selezionare, acquisire, recuperare e maneggiare informazioni secondo una metodologia scientifica;
  2. la capacità di produrre e presentare materiale scritto e dati organizzati;
  3. la capacità di gestire dati e informazioni conformi ai requisiti delle norme vigenti in materia sanitaria e alle norme sulla privacy;
  4. la capacità di usare i dati di valutazione (qualitativa e quantitativa) come base di sostegno dell’approccio osteopatico, laddove vi siano stati reclami nei confronti di un protocollo di trattamento applicato.

 

 

PARTE II.    COMPETENZE – CONDOTTA

 

 

  1. condotta professionale ed etica

 

La pratica osteopatica riconosce come primari il paziente e il suo fondamentale diritto ad un’alta qualità della cura.

L’osteopata deve rispettare la persona, la sua vita, la sua dignità e proteggerla da qualsiasi tipo di abuso.

 

 La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. la capacità di agire sempre nel rispetto dell’indipendenza del paziente;
  2. il rispetto per i principi morali, l’integrità, la dedizione e la competenza in tutte le circostanze professionali;
  3. la capacità di provvedere alla continuità di cura e di garantire un equo accesso nei casi di urgenza;
  4. la capacità di esercitare nel rispetto dei regolamenti dell’associazione di appartenenza, degli obblighi contrattuali esterni, delle richieste legali, delle legislazioni sulla riservatezza dei dati e di qualsiasi altro atto legislativo del paese di appartenenza.

 

PARTE III.    COMPETENZE – SVILUPPO DELL’AGGIORNAMENTO

 

 

  1. sviluppo delle attitudini professionali, comunicative e dell’aggiornamento continuo

 

Quest’area di competenza prevede che il professionista abbia coscienza delle proprie potenzialità e dei limiti della terapia osteopatica: il riconoscimento della stato professionale richiede all’osteopata un totale impegno nello sviluppare e mantenere elevati standard terapeutici, applicando i principi di cura e di gestione citati in precedenza.

L’osteopata deve provvedere ad ampliare le proprie attitudini professionali, attraverso l’aggiornamento: lo Sviluppo Professionale Continuativo (CPD, “Continuing Professional Development”) e l’Educazione Osteopatica Continuativa (COE, “Continuing Osteopathic Education”), devono essere organizzati dalle associazioni osteopatiche di ogni Paese sotto la spinta delle esigenze di crescita professionale.

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. l’auto-valutazione delle proprie capacità cliniche;
  2. la frequenza di corsi, conferenze, congressi nell’ambito dello Sviluppo Professionale Continuo;
  3. la capacità di confronto con altri osteopati professionisti, sulla base delle informazioni scientifiche raccolte durante la propria attività.

 

 

  1. gestione dei rapporti professionali interdisciplinari

 

Il professionista deve essere in grado di riconoscere il proprio campo di intervento, indirizzare il paziente verso altre forme di terapia e di rapportarsi con le altre figure mediche, qualora si presentino casi clinici che necessitano di ulteriori indagini.

La gestione del paziente e della terapia scelta dipende, anche, dalla qualità comunicativa tra l’osteopata e altre figure professionali in ambito sanitario; il rapporto tra l’osteopatia e le altre discipline mediche è fondamentale per l’inserimento di questa nel Sistema Sanitario Nazionale e non può prescindere dall’attitudine verso una comunicazione scientifica chiara e logica da parte degli osteopati che intraprendono ricerche sperimentali.

 

 

 

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. la capacità di gestire il paziente indirizzato da altre figure mediche, di comprendere i dati che lo accompagnano, di relazionarsi verbalmente con tale figura sanitaria;
  2. la capacità di individuare i propri limiti di competenza e di inviare il paziente e i suoi dati a professionisti di altre discipline;
  3. la capacità di collaborare clinicamente e attraverso progetti di ricerca con altre discipline, al fine di promuovere l’integrazione nel Sistema Sanitario Nazionale dell’osteopatia;
  4. il rispetto e la tolleranza nelle relazioni interdisciplinari e nelle scelte terapeutiche del paziente:

 

 

  1. promozione della salute

 

L’osteopata professionista deve offrire ai singoli pazienti consigli realistici e costruttivi, in grado di aiutarli a mantenere e migliorare ulteriormente il loro stato di salute, prima e dopo essere stati sottoposti a intervento osteopatico.

 

La Competenza di un osteopata professionista è, quindi, data da:

  1. la capacità di comprendere l’organizzazione sanitaria vigente;
  2. la capacità di indirizzare il paziente verso la opportuna profilassi sanitaria, quando necessario;
  3. la capacità di individuare gli effetti psico-sociali ed economici che influenzano lo stato di salute e fornire, in base ad essi, un adeguato sostegno al paziente.

 

gestione dell’ambiente lavorativo

 

L’osteopata deve gestire e organizzare il proprio lavoro in modo efficiente e sulla base di alti standard terapeutici.

Questo include:

  • il reclutamento di colleghi, personale competente e l’impiego di materiale di supporto;
  • il rispetto delle norme sanitarie vigenti in materia di ambiente lavorativo

 

 

Documento redatto da:

 

Mandara Alfonso, D.O.U.K.

Coordinatore EOU (European Osteopathic Union)

 

Papa Liria, D.O. BSc(Ost)

Consigliere Direttivo Fe.S.I.Os.

 

Di Mattia Caterina, D.O. BSc(Ost)

Consigliere Direttivo Fe.S.I.Os.

 

Chiropratica!

 

La chiropratica (dal greco cheir, mano e praxis, azione) è una pratica che dichiara come obiettivo il mantenimento e il ristabilimento della salute dell'uomo, passando dalla diagnosi, il trattamento e la prevenzione delle sue deficienze funzionali concentrando la sua azione sull'integrità del sistema nervoso, assumendo che esso controlli tutti gli altri sistemi del corpo umano e portando una particolare attenzione alla colonna vertebrale che lo contiene, nel presupposto, in particolare, che le disfunzioni del midollo spinale possano interferire con quella che definiscono l'innata capacità del corpo di guarire da sé (intelligenza innata)[1].

La chiropratica è considerata nella maggioranza delle nazioni una medicina alternativa[2][3], definizione contestata da molti chiropratici [4]. La chiropratica enfatizza la manipolazione (inclusa la manipolazione spinale) e include un'opera di consulenza sugli "stili di vita".[5]

 

Definizione [modifica | modifica sorgente]

Il termine chiropratica è riferito allo studio, alla diagnosi, alla cura e alla prevenzione dei disturbi neuromuscoloscheletrici e dei loro effetti sullo stato generale di salute degli umani e degli animali vertebrati[6]. È normata in una quarantina di giurisdizioni nazionali, alcune delle quali hanno creato dei corsi universitari[6].


In Italia non esiste alcun percorso di studio riconosciuto né sono stabiliti requisiti per svolgere l'attività di chiropratico. La legge finanziaria del 2008 ha previsto l'istituzione di un albo dei chiropratici senza però specificarne i requisiti di ingresso, né l'area o la modalità di competenza.[7] La norma è rimasta senza conseguenze concrete, dal momento che l'albo da essa previsto non è stato istituito.

 

Sintomi e pratica [modifica | modifica sorgente]

Sono oltre duecentocinquanta i sintomi, le patologie e le diagnosi che la chiropratica ritiene di propria pertinenza[8] e oltre cento le metodiche utilizzate dai chiropratici a scopo dichiaratamente "terapeutico" o "preventivo" [9] tra le quali una quindicina prevalenti[10].

La principale diagnosi chiropratica è di sublussazione, ossia di lesione articolare o segmentaria con alterazione dell'allineamento, dell'integrità cinetica e della funzione fisiologica, anche se integro rimane il contatto fra le superfici articolari.[11].

La chiropratica ha elaborato un proprio modello teorico, il complesso della sublussazione, consistente nella rappresentazione delle disfunzioni di un segmento motorio e delle interazioni patologiche dei tessuti nervosi, muscolari, legamentosi, vascolari e connettivi[12]. Ha proposto teorie scientifiche[13] relative, per esempio, all'anatomia dell'articolazione sacro-iliaca[14] , delle faccette articolari vertebrali[15], del forame intervertebrale[16] e del legamento nucale[17].

L'atto terapeutico prevalente compiuto dai chiropratici è la correzione, detta anche aggiustamento, consistente nell'applicazione coordinata di forze, leve, direzioni, ampiezze e velocità su specifiche articolazioni e sui tessuti adiacenti allo scopo di condizionare la funzionalità articolare e neurofisiologica[18]. La manipolazione vertebrale correttiva, principale terapia chiropratica, implica l'uso delle mani o di strumenti che operano lo spostamento passivo e forzato del segmento motorio o dell'articolazione entro il limite dell'escursione parafisiologica[19].

Le manipolazioni vertebrali chiropratiche sono generalmente controindicate in caso di ipoplasia del dente dell'epistrofeo, instabilità dell'osso odontoide, frattura acuta, tumore del midollo spinale, osteomielite, discite settica, tubercolosi della colonna, tumore delle meningi, ematoma midollare o intracanalicolare, tumore maligno a carico della colonna, ernia franca del disco con progressivo deficit neurologico, invaginazione basale del rachide cervicale superiore, malformazione di Arnold-Chiari del tratto cervicale superiore, dislocazione di vertebra, cisti ossea aneurismatica, tumore a cellule gigantiosteoblastoma o osteoma osteoide, malattia neoplastica muscolare o dei tessuti molli, siringomieliaidrocefalo, diastematomielia, sindrome della cauda equina, ipermobilità congenita, positività ai segni di Kernig o di Lhermitte, artefatti di fissaggio o di stabilizzazione[20].

Negli altri casi le manipolazioni e le correzioni chiropratiche sono generalmente sicure[21].

I pazienti che si sottopongono a trattamenti chiropratici lo fanno in maggioranza perché soffrono di escursioni articolari ridotte o bloccate e di algie neuro-muscolo-scheletriche[22].

La chiropratica viene anche usata in casi di ridotta funzionalità articolare, cervico-dorso-lombo-sacralgie e algie agli arti[23].

La chiropratica si occupa anche di disturbi non neuro-muscolo-scheletrici riferiti agli apparati sensoriale, respiratorio, cardiocircolatorio, gastroenterico e genitourinario[24]. Alcuni chiropratici, particolarmente orientati alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute in senso generale, applicano metodiche di cura del benessere psicofisico dei pazienti[25].

Riconoscimento della chiropratica [modifica | modifica sorgente]

Nel gennaio 1997 la World Chiropractic Federation ha instaurato relazioni ufficiali con l'Organizzazione Mondiale della Sanità[26]. Questo ha portato alla compilazione di linee guida sull'educazione e la sicurezza in chiropratica ("WHO guidelines on basic training and safety in Chiropractic")[27].

In Italia, la manovra finanziaria del 2008, approvata il 21 dicembre 2007, regolamenta e ufficializza l'attività di chiropratico:

« È istituito presso il Ministero della Salute, senza oneri per la finanza pubblica, un registro dei dottori in chiropratica. L'iscrizione al suddetto registro è consentita a coloro che sono in possesso di diploma di laurea magistrale in chiropratica o titolo equivalente. Il laureato in chiropratica ha il titolo di dottore in chiropratica ed esercita le sue mansioni liberamente come professionista sanitario di grado primario nel campo del diritto alla salute, ai sensi della normativa vigente. Il chiropratico può essere inserito o convenzionato nelle o con le strutture del Servizio sanitario nazionale nei modi e nelle forme previsti dall'ordinamento. Il regolamento di attuazione del presente comma è emanato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal Ministro della salute.[28] »

Efficacia [modifica | modifica sorgente]

Esistono contrapposte opinioni sull'efficacia della chiropratica.[29] Uno studio della Peninsula Medical School di Devon, analizzando 26 casi, ha concluso che la manipolazione spinale usata per curare dolorecolicheasmaallergie o vertigini non ha alcun beneficio effettivo[30]. Inoltre, in rari casi, la manipolazione spinale può avere serie e gravi complicazioni mediche[31]. Tuttavia la chiropratica è generalmente non pericolosa se attuata in modo appropriato da esperti.[6].

Alcuni casi di incidenti hanno visto necessari interventi chirurgici per liberare il midollo spinale dorsale o il cono terminale del nervo sciatico compressi da un'ernia discale dovuta alla manipolazione.[32]. Le associazioni chiropratiche si sono difese affermando che i chiropratici colpevoli non avessero un'adeguata formazione chiropratica.[32]

 

Argomento: Fisioterapista: chi è? cosa fa?

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