Gomito del tennista

Gomito del tennista!

 

 

Ti hanno detto che soffri del “gomito del tennista” ma non sai nemmeno come sia fatta una racchetta?

 

Se rimani perplesso come darti torto! Ma aspetta ti spiego tutto io.

Di fatto tale condizione, piuttosto frequente, non colpisce solo i tennisti o gli sportivi ma coinvolge generalmente coloro che per varie ragioni, professionali e personali, compiono gesti ripetitivi a livello degli arti superiori.

Con la terminologia di uso comune “gomito del tennista” si identifica una sintomatologia dolorosa di origine multipla a livello dell’epicondilo (piccola parte esterno/laterale dell’articolazione del gomito) che, se non trattata, può incidere considerevolmente sulla qualità della vita della persona. Infatti, tra le altre cose, limita la forza e la capacità di estensione del braccio, determinando una rigidità progressiva che può arrivare a provocare gonfiore, arrossamento e anche un possibile versamento.

 Fino a qualche anno fa si riteneva, erroneamente, che l’eziologia fosse esclusivamente infiammatoria, da cui l’origine del termine tecnico “epicondilite”; oggi invece, considerata l’eziologia imputabile anche ad altre possibili cause, il termine è stato sostituito da “epicondiloalgia”.

 

Dopo aver compreso l’oggetto di questo approfondimento, cerchiamo adesso di capirne le cause e le possibilità di intervento.

 

Probabilmente la maggior parte dei siti o canali informativi a cui ti sei rivolto descrivono tale condizione come un’infiammazione  o un sovraccarico a livello dei muscoli che si inseriscono nella zona laterale del gomito. Spesso si fa riferimento anche a dei microtraumi determinati da un eccessivo carico funzionale che generalmente si riscontra in soggetti, come ad esempio gli sportivi o professionisti di determinati settori, il cui lavoro implica un iper coinvolgimento quotidiano della zona in oggetto.

 

Qualcosa che difficilmente troverai è che lo scorretto utilizzo della muscolatura della mano può determinare un’alterazione dell’attività dei muscoli dell’avambraccio, provocando una trazione anteriore sull’epicondilo. Questa situazione provoca la tensione di un muscolo, il corto supinatore, il cui compito principale è il mantenimento in sede dell’osso. La conseguenza può essere l’insorgenza di un processo doloroso, determinato dalla reazione in difesa di questo muscolo.

Così come nel caso della muscolatura della mano, anche un limitato o scorretto movimento della spalla può portare a ripercussioni su tutto l’arto superiore (ivi compresa la mano); anche in questo caso si paleseranno i sintomi precedentemente descritti.

In ultimo anche la postura può incidere su tale problematica: una possibile concausa potrebbe infatti essere ricercata a livello del rachide (cervicale, dorsale o lombare). Per questo motivo potrebbe risultare necessaria anche un’attenta analisi delle possibili interferenze posturali e, di conseguenza, un lavoro mirato.

Spesso accade che molti trattamenti vengono eseguiti attraverso azioni mirate esclusivamente alla zona interessata dal dolore. Prendendo in considerazione però quanto analizzato sopra, risulta immediato comprendere che tali interventi localizzati non potranno garantire l’efficacia sperata, né arginare ed escludere la possibilità di recidive, purtroppo piuttosto frequenti. Sarà quindi necessario agire preventivamente e/o contestualmente al fine di normalizzare il lavoro muscolare, a partire dalla mano e comprendendo anche tutte le zone coinvolte nel processo a cascata.

Un trattamento efficace quindi dovrà valutare la persona nella sua interezza, al fine di comprendere innanzitutto l’origine del problema e solo successivamente procedere con un trattamento localizzato. Così facendo il trattamento effettuato per la problematica al gomito risulterà efficace, eliminando il dolore, ripristinando appieno la funzionalità inficiata e riducendone considerevolmente la possibilità di recidive.

 

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